Marzo 8, 2018 saraCN

Donne e programmazione: superiamo lo stereotipo

La festa della donna è una ricorrenza molto importante; si celebra l’8 marzo e l’obiettivo è quello di ricordare sia le conquiste sociali e politiche, sia le violenze e le discriminazioni di cui le donne sono state e, purtroppo, continuano a essere oggetto.

 

Oltre alle classiche mimose, ai vari cortei e agli scioperi, ci sono anche altre iniziative ideate per l’occasione, forse un po’ meno sotto la luce dei riflettori ma che offrono ugualmente interessanti spunti di riflessione.

 

Google ad esempio, sul suo Play Store, ha messo in evidenza due sezioni interamente dedicate alle donne. La prima, chiamata “Cinque giochi per dispositivi mobili creati da donne“, è una selezione di giochi che sono stati ideati, sviluppati, programmati o disegnati da donne. Per ogni gioco è presente una descrizione nella quale si parla delle sue caratteristiche e soprattutto dell’importanza del ruolo svolto dalle figure femminili che hanno partecipato alla creazione e allo sviluppo. La seconda invece, “Eroine invincibili: 5 giochi con donne di carattere“, è una selezione di quei giochi in cui donne audaci e di carattere sono le protagoniste assolute.

 

 

L’iniziativa, nella sua semplicità, lancia comunque un messaggio molto importante. Da sempre infatti il campo della programmazione e dei videogiochi è considerato un ambito di interesse e competenza quasi esclusivamente maschile. Questo stereotipo, come i molti altri legati al genere, inizia ad esercitare pressione fin dall’infanzia e si riflette anche in quelli che sono i giochi proposti ai bambini. Tra i maschi sono più frequenti quelli orientati alla tecnica e alla meccanica, oltre che gli immancabili videogiochi, mentre per le femmine la dimensione estetica e quella relazionale vanno per la maggiore.

 

Queste differenziazioni nascono unicamente dall’esigenza dei produttori di segmentare il mercato ma finiscono per influenzare pesantemente la rappresentazione e l’aspettativa di genere che si va a costruire. Succede infatti che fin dalla giovane età i bambini inizino a ritenere certe attività e certi interessi più o meno adatti al proprio genere biologico.

 

Il rischio a cui si va incontro così facendo è quello della “profezia che si autoavvera“: una bambina ad esempio, che fin da piccola si sente ripetere che la matematica o l’informatica sono cose da maschi, finirà per avere un interesse sempre minore per tali materie e a livello pratico, in compiti scolastici, otterrà risultati peggiori dei compagni di sesso maschile. Questo, in futuro, la porterà ad intraprendere determinati percorsi di studio o lavorativi piuttosto che altri.
 

 

Il fatto che negli ambiti della programmazione e dell’informatica la presenza di figure di sesso femminile sia estremamente ridotta non è dunque conseguenza di una maggior predisposizione o competenza degli uomini, ma il frutto dell’azione di uno stereotipo di genere che innesca nelle donne la percezione di essere meno portate o meno interessate a tali settori. Se durante l’infanzia non ci fossero differenze nel modo in cui determinate discipline vengono presentate, probabilmente questi gap sarebbero notevolmente ridotti, per non dire inesistenti.

 

Proprio per queste ragioni l’iniziativa di Google è degna di nota. Per superare i tantissimi stereotipi di genere legati al mondo del lavoro e alle competenze individuali, è necessario presentare e marcare l’operato ed i successi delle donne in tutti quei settori che da sempre vengono riconosciuti come strettamente collegati al sesso maschile, e questo deve essere fatto ogni giorno, non solo in occasione dell’8 marzo.
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