Maggio 3, 2018 saraCN

Emoticon, emoji e comunicazione: trasmettere emozioni

La comunicazione sta diventando sempre di più una questione visiva. 
La parola scritta tende sempre di più a integrarsi e mescolarsi con forme di comunicazione visiva, come video o immagini. Ad oggi possiamo definirci “sommersi dalle immagini”: pubblicità, film, selfie, ogni forma di comunicazione pubblica o privata che sia fa uso di contenuti multimediali. Le tanto amate faccine sono proposte come un’icona semplice, immediata, facile da comprendere ed utilizzare allo stesso tempo. Permettono di comunicare uno stato d’animo, un’emozione. Sono un supporto per trasmettere un tono di voce, un’espressione, che senza il supporto vocale non sarebbero comprese dal ricevente che potrebbe interpretare il messaggio in un altro modo. Questa ambiguità può oggi essere risolta tramite l’utilizzo dei messaggi vocali, ma rimanendo nelle forme di comunicazione scritta le piccole icone colorate sono molto utili per trasmettere certe sfumature di un messaggio.

 

La nascita delle tanto amate faccine che oggi utilizziamo ogni giorno nei nostri messaggi è stata fatta risalire al 1982, grazie alla creatività del professore di informatica Scott Elliot Fahlman. Lo scienziato utilizzò per la prima volta la combinazione “: – )” per connotare in maniera diversificata i messaggi formali da quelli più informali e meno seri che si inviava coi suoi colleghi. Il primato della sua “invenzione” è ancora sotto indagine in quanto altri lo rivendicano. Ciò che vogliamo rimarcare è che a partire dalla fine del secolo scorso, con l’avvento della comunicazione 2.0, la creazione del world wide web (agosto 1991, ad opera di Tim Burners-Lee) il linguaggio ha subito importanti modifiche.

 

La distinzione tra emoticon ed emoji spesso non è chiara, ma entrambe servono da supplemento al testo scritto. All’inizio sono state create le suddette emoticon, delle faccine stilizzate realizzate con la combinazione dei più comuni simboli di punteggiatura, facenti parte dello stesso testo scritto. Successivamente sono state introdotte le emoji, delle piccole icone presentate come dei pittogrammi. Queste sono state create dal giapponese Kurita nel 1999. E vennero presto introdotte nei sistemi operativi iOS, da qui iniziò il loro successo. Vennero poi implementate in nelle tastiere di ogni dispositivo. Attualmente le emoji sono più di mille, possono essere personalizzate (colore del viso, dei capelli, sesso). Esprimono svariati concetti: non solo emozioni o stati d’animo ma anche professioni lavorative, cibi, animali, mezzi di trasporto, personaggi fantasy (ci sono anche streghe e zombie), e molto altro ancora. In più pochi giorni fa la casa di Cupertino ha deciso di proporre anche delle icone che rappresentino le persone con disabilità. Questa proposta deve essere vagliata da un comitato apposito (il consorzio Unicode), vedremo in futuro se ha avuto successo.

 

L’ultima frontiera in questo campo è stata presentata proprio da Apple: le Animoji. Con gli ultimi aggiornamenti di iOS (solo utilizzando però un Iphone X) infatti sono state presentate queste nuove faccine dinamiche, in 3d, che si possono adattare al volto e al tono della voce della persona che le vuole utilizzare. Praticamente basta scegliere una fra le emoji proposte (orso, leone, unicorno..) e registrando un breve video, di massimo 10 secondi, questa prenderà vita e voce. L’animoji si muove, parla, cerca di fare delle espressioni.

 

 

 Il fine della comunicazione è trasmettere un messaggio, un’emozione, una sensazione, nel mondo d’oggi stiamo sviluppando sempre più modi possibili per farlo. Questi originali supporti comunicativi sono ormai parte integrante della nostra quotidianità, li usiamo ogni giorno. Servono per sintetizzare, per spiegare, per implementare un contenuto in un messaggio che altrimenti non sarebbe possibile trasmettere con una mera comunicazione in forma scritta. Il modo di comunicare dall’inizio dei tempi ad oggi è profondamente cambiato. Ci auguriamo che la parola scritta non venga soppiantata da altre forme di comunicazione, ma che vi sia sempre un’integrazione fra i vari metodi vecchi e nuovi di comunicare.
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